Gli ITS strategici per il decollo di Industria 4.0
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In un articolo pubblicato oggi su "Il Sole 24 Ore" si rimarca il rafforzamento del legame tra le imprese e gli ITS in ottica 4.0.

Obiettivo: far conoscere a famiglie e studenti gli Its, gli Istituti tecnici superiori, l’unico canale formativo terziario, subito professionalizzante, alternativo all’università, oggi presente in Italia. Coinvolgere sempre più imprese nelle singole Fondazioni. Tarare l’offerta didattica in base alle esigenze di ragazzi e territori. In altre parole: riconoscere centralità a “queste super scuole” di tecnologia, che già adesso hanno un tasso di occupabilità superiore all’80%, coinvolgendo nella loro crescita (e rilancio) non solo il ministero dell’Istruzione, ma anche quelli del Lavoro e dello Sviluppo economico, assieme a regioni e mondo produttivo.

Nuove risorse per lo sviluppo Un primo risultato è stato già raggiunto: nella legge di Bilancio 2018 sono state inserite risorse aggiuntive: 50 milioni di euro nel triennio (che si aggiungeranno ai 13 milioni annui previsti dalle norme vigenti, e alle risorse regionali). Il punto è che gli Its sono uno strumento prezioso per favorire l’inserimento professionale dei giovani: ma a cinque/sei anni dal loro debutto intercettano poco 8/9mila studenti l’anno (in Germania analoghe istituzioni terziarie professionalizzanti coinvolgono invece oltre 950mila ragazzi). Ci sono questioni irrisolte da tempo, che devono adesso essere affrontate: la governance, il finanziamento, lo stesso apparato regolatorio.

Formazione “on the job” e docenti-imprenditori Già oggi, secondo gli ultimi dati Miur-Indire aggiornati al 13 novembre 2017, i soggetti partner delle 93 Fondazioni Its sono circa 2mila, di cui 712 imprese, i percorsi attivi sono 445, e i ragazzi occupati a 12 mesi sono il 79,5% (con punte del 90% in Lombardia, Veneto, Piemonte). Le chiavi del successo sono essenzialmente due: formazione “on the job” e la presenza di docenti che provengono dal mondo del lavoro (il 50% degli “insegnanti” sono infatti imprenditori o loro collaboratori, circa il 30% liberi professionisti).

Its “volano” per Industria 4.0 A rompere “il tabù” su queste “super scuole” è stato, nelle settimane scorse, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che ha indicato gli Its come strategici per il decollo di Industria 4.0; con una convergenza, oltre al Miur, anche del ministero del Lavoro (il presidente di Anpal, Maurizio Del Conte, li ritiene «un ottimo canale di istruzione professionalizzante»); e pure Marco Leonardi, a capo del team economico di palazzo Chigi, si rivolge direttamente a famiglie e studenti invitandoli a considerare «più che valida l’offerta formativa degli Its perché meno teorica e maggiormente pratica».

Salto di qualità Si tratta, ora, di spiccare il salto di qualità. In quest’ottica, gli obiettivi del Forum sono ambiziosi: si deve spingere per collegare gli Its ai Digital innovation hub e più in generale al programma Industria 4.0 (la strada è quella di creare vere e proprie Academy); serve, inoltre, favorire la nascita di federazioni, di pari dignità, con gli atenei; e mettere a punto un’offerta di alta formazione tecnica collegata ai bisogni delle imprese (nei prossimi cinque anni il mondo della manifattura avrà bisogno di oltre 270mila profili tecnico-scientifici). Anche le aziende faranno la propria parte: Confindustria ha lanciato il «bollino impresa in Its»; un riconoscimento tangibile rivolto agli imprenditori in prima fila sui temi dell’Education. «Siamo in un momento di crescente attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica nei confronti degli Its - sintetizza Monica Poggio, ad di Bayer e numero uno dell’Its Lombardia Meccanica e Meccatronica dal 2014 -. È quindi importante che le fondazioni Its si ritrovino in un Forum dove elaborare idee e proporre iniziative per rafforzare la qualità e l’efficacia della loro offerta formativa e per rispondere alle esigenze di innovazione delle imprese».

QUI l'articolo completo.

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