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Intervista al presidente delL'ITS Sistema Meccanica di Lanciano, Gilberto Candeloro, che ci spiega il suo punto di vista sull'ITS!

Cos’è l’ITS?

Gli ITS (Istituti Tecnici Superiori), sono scuole di Alta Formazione post secondaria superiore, e hanno lo scopo di formare figure professionali specialistiche di alto profilo. Il programma didattico del singolo corso, all’interno di schemi predefiniti, viene curvato sulle esigenze delle aziende del territorio.

Il livello di istruzione terziario non accademico, fortemente professionalizzante e curvato sulle esigenze delle aziende, costituisce una leva fondamentale per formare talenti e collocarli con dignità e mutua soddisfazione di ragazzi e imprese, che trovano una naturale coincidenza di interessi. L’ITS rappresenta per i ragazzi una strada privilegiata per l’ingresso nel mondo del lavoro e, al medesimo tempo, esprime un contributo allo sviluppo delle nostre realtà produttive.

Occorre riannodare filiere formative e filiere produttive in un percorso duale che tragga le radici nel tentativo di ridurre il dramma della disoccupazione giovanile, evitando di scimmiottare il sistema formativo tedesco e trovando un proprio percorso, integrandosi in una riscrittura più larga che comprenda in un’unica regia:

  1. ITS
  2. Alternanza Scuola Lavoro
  3. Apprendistato
  4. Poli Tecnico Professionali

Coinvolgendo direttamente nel percorso le Imprese e le Università, per ridurre il gap crescente che l’Italia accumula verso altri Paesi di prima fascia.

Perchè si è deciso di creare un corso ITS proprio a Lanciano?

I grandi risultati hanno sempre alla base una dose di intuizione, di innovazione, di coraggio e di sacrificio. L’ITS Sistema Meccanica di Lanciano trae l’origine dallo IAM (Polo Automotive) in una città che si può definire piccola Capitale di una grande Zona Industriale, definita con un neologismo Automotive & Mechatronic Valley. Un manifatturiero che vede aziende leader in molti settori, cuore di una piccola Regione che, pur rappresentando il 2% del PIL italiano, vede la propria industria esprimere per valore un quarto del PIL regionale e più del 50% dell’export. Allo stesso tempo l’Abruzzo include l’83% della biodiversità europea. Coniugare grande industria e biodiversità significa essere leader di sostenibilità.

Quali sono le modalità didattiche e quali sono i punti di forza della formazione ITS?

Gli ITS sono percorsi biennali che prevedono 1800 ore di formazione, svolte per il 50% da esperti del mondo del lavoro e per il restante 50% da professori universitari e docenti di secondaria superiore. Le 1800 ore totali si dividono in 1000 ore di lezioni frontali e 800 ore di Project Work in azienda.

La selezione all’ingresso, la flessibilità e la definizione dei percorsi formativi, costruiti con aziende di respiro internazionale e con un forte tasso di innovazione tecnologica, fanno degli ITS una buona opportunità per il Paese. A Lanciano stiamo inoltre gradualmente integrando il percorso tecnologico con quelle che vengono ormai chiamate “commodities” formative:

  1. le lingue
  2. le tecnologie digitali
  3. la capacità di lettura dei bilanci

A queste competenze trasversali abbiamo in progetto di implementare un modulo di Autoimprenditorialità. Perché il futuro vicino sarà sempre più fatto di questo. Le migliori 10 professioni di oggi non esistevano 10 anni fa, come le migliori del futuro non sono ancora nate oggi. Quindi Autoimprenditorialità come dote per chi si metterà in gioco, ma anche come creatrice di coscienza critica, necessaria in ogni team e in ogni contesto lavorativo.

Secondo Lei è un buon metro di giudizio che i fondi elargiti per ogni istituto ITS, da parte del Ministero dell’Istruzione, siano stabiliti in rapporto alla percentuale di occupati ad un anno dal diploma?

L’ITS di Lanciano è stato appena riconfermato, unico in Abruzzo, Istituto eccellente. Questo merito, che mi rende orgoglioso Presidente e che impropriamente condivido con tutti gli attori interni ed esterni dell’orbita ITS, ci garantisce una premialità economico/finanziaria, attraverso la quale riusciamo a pagare con dignità i nostri conti e a riservare giuste risorse a investimenti nella didattica.

Ben venga quindi un istituto di istruzione e formazione finalmente “challenging”. Per essere “eccellente” un ITS, su 20 ragazzi di una classe, ne deve portare 17 a diploma e, contemporaneamente, garantire una occupability minima del 75% ad un anno di distanza dal diploma. Noi siamo sempre stati al di sopra di queste soglie. Fino a toccare, nell’ultimo corso, una occupability record del 95%! Non solo garantendo un lavoro, bensì, spesso, un “buon” lavoro! Come si fa a non esserne orgogliosi?

Qual è il contributo che può dare l’ITS nello sviluppo dell’industria 4.0?

Negli ITS ci si accorge un po’ in anticipo del fatto di vivere la rivoluzione digitale di “Industry 4.0”. Vivere le rivoluzioni dall’interno significa saperle cavalcare invece che sublire. E saper trasmetterle all’esterno, contaminando settori più critici e/o in ritardo verso il digitale.

In poco più di 2 secoli si sono succedute 4 rivoluzioni tecnologiche, a tempi sempre più ravvicinati: il vapore, l’energia elettrica, l’elettronica e i semiconduttori e il digitale. Significa che le prossime rivoluzioni potrebbero essere sempre più ravvicinate. Dobbiamo cominciare a convivere con la velocità tecnologica, imparando ad imparare.

Se guardiamo però al mondo dell’istruzione al tempo del 4.0, vediamo che le nostre aule e le nostre scuole non sono così diverse da quelle della terza rivoluzione industriale. E non molto lontane da quelle della seconda rivoluzione o, addirittura, della prima del vapore. Mi chiedo: è possibile in un mondo in continua evoluzione che la fase didattica e pedagogica dei nostri istituti permanga nei secoli immobile e uguale a se stessa? In questa congiuntura l’ITS, oltre a quello che già rappresenta, potrebbe diventare prototipo di una nuova didattica.

Essendo arrivati al quinto corso ITS: “Tecnico superiore per l’automazione e i sistemi meccatronici”, in base alle esperienze pregresse, cosa si aspetta di ottenere da esso?

Parto dalla parte numerica: un esperimento vincente come l’ITS ha il proprio limite nell’aver diplomato in Italia poco più di 3.100 tecnici. Un’inezia! Avrebbero dovuto essere 30.000 o 300.000 per rappresentare un solido sistema duale. Quindi mi aspetto, come il Miur, più iscrizioni, più corsi, meno Fondazioni. A Lanciano abbiamo in programma l’avvio del secondo e poi del terzo corso. Essendo sfalsati di un anno, significherebbe 3+3=6 corsi contemporanei.

Poi mi aspetto che il Miur ci aiuti a rendere più attrattivi i nostri Istituti, con una adatta politica di comunicazione.

Vorrei poi che anche i titoli dei diplomi fossero più attrattivi e riconosciuti senza dubbi interpretativi in tutta Europa.

Ma soprattutto, spero di vedere negli occhi degli studenti, dei docenti, di tutti i collaboratori ITS e dei manager delle aziende, la soddisfazione per aver fatto non solo in pieno il proprio dovere, ma di aver contribuito, ognuno con le proprie capacità e i propri talenti, a ricostruire quella che si potrebbe definire “felicità pubblica”, invertendo il senso di un mondo che non sta certo dando il meglio di se.

A tutti gli studenti il mio più sincero “in bocca al lupo”

Gilberto Candeloro

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