IL FUTURO DEL SETTORE AUTOMOTIVE: SFIDE E OPPORTUNITA’ PER I FORNITORI ITALIANI VERSO IL 2030
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Di sfide e opportunità il settore automotive non è mai a digiuno, rappresentando da sempre una delle filiere industriali capofila nell’innovazione tecnologica, capace di interpretare, spesso in anticipo sui tempi, i cambiamenti che via via vanno radicandosi nella vita sociale per quanto concerne la mobilità delle persone e delle merci e a cui i modelli di business devono velocemente adeguarsi.

Oggi, tutto il mondo è purtroppo di fronte ad una sfida epocale che volentieri avrebbe evitato, quella imposta dalla pandemia da Covid-19, che, per quanto riguarda l’automotive, si è innestata su trend di rottura, a livello tecnologico, normativo, sociale e culturale, già in atto da circa un decennio e diventati, negli ultimi anni, decisamente dirompenti e ineludibili. 

Allora non resta che interrogarsi su quanto l’industria automotive è preparata alla trasformazione, a maggior ragione in un momento di eccezionale difficoltà come l’attuale. E laddove non lo è abbastanza, urge capire che cosa serve e come imprenditori e Sistema Paese devono agire per colmare le lacune, che siano relative al know-how, agli investimenti o al tipo di approccio all’innovazione.

Ha posto questi temi, strategici per il settore,  lo studio ANFIA commissionato a Roland Berger - presentato ieri alla stampa - che, partendo dall’attuale mappatura della filiera italiana della componentistica, in termini di positioning e patrimonio di competenze, ne analizza il grado di preparazione a cogliere i trend tecnologici emergenti ed evidenzia i fattori critici su cui puntare per affrontare con successo la transizione industriale

Lo studio, “Il futuro del settore automotive – Sfide e opportunità per i fornitori italiani verso il 2030”, si propone di identificare le future opportunità di posizionamento competitivo per i fornitori automotive italiani in rapporto ai maggiori trend tecnologici ed evolutivi che stanno attraversando e trasformando profondamente il comparto: elettrificazione, guida autonoma, veicolo connesso e mobilità condivisa. Nell’interrogarsi su quanto la componentistica italiana sia pronta ad affrontare con successo la rivoluzione in corso, si è partiti dalla fotografia odierna della filiera, in termini di positioning e patrimonio di competenze, e da un’analisi del suo grado di preparazione ad accogliere le tendenze emergenti. La metodologia adottata si è basata sul coinvolgimento diretto di 15 tra OEM e fornitori – assicurando la copertura di tutti i principali domini tecnologici dell’autoveicolo e relativi moduli e componenti: powertrain, chassis, interiors, exteriors, electronics – attraverso interviste ai rispettivi decision maker.

“Con questo studio – ha dichiarato Marco Stella, Presidente del Gruppo Componenti ANFIA – abbiamo voluto dotarci di uno strumento in grado di orientare la definizione di misure di politica industriale stabili e concretamente efficaci, da concertare con le istituzioni di riferimento e la platea più allargata degli stakeholder, e delineate per aiutare il settore a superare le incertezze della transizione tecnologica dell’automotive".

Interventi a supporto degli investimenti in ricerca, innovazione e prima industrializzazione, interventi per la riqualificazione del capitale umano – ad esempio con l’incentivazione fiscale di progetti di formazione, re-skilling e up-skilling – ed interventi finanziari a sostegno delle imprese e delle aggregazioni di imprese sono elementi necessari ad assicurare alla filiera produttiva un’adeguata presenza industriale su scala internazionale e vantaggio competitivo nel futuro.

Per ottenere un buon posizionamento sulle tecnologie emergenti, l’Italia deve tra l’altro diventare attrattiva per attori esteri leader tecnologici a livello globale, che con la loro presenza “intelligente” sul territorio, darebbero ulteriore impulso all’importante ecosistema che si va creando.   Una partita importante, inoltre, dovremo giocarla sull’idrogeno. Come Paese e come filiera, non possiamo permetterci di perderla, perché abbiamo tutte le competenze e le capacità per diventare leader tecnologici, anche nella sua applicazione nel trasporto pesante, sia di merci che di passeggeri. Costruttori e componentisi ci credono e ci stanno già lavorando, l’auspicio è che alle parole del Governo seguano investimenti e sostegno allo sviluppo industriale.   “Le grandi trasformazioni che l’industria automotive stava già vivendo prima della pandemia da Covid-19 – ha affermato Andrea Marinoni, Senior Partner Roland Berger – non sono reversibili, ma ne stanno subendo l’impatto in maniera differenziata. Si avverte una spinta ulteriore verso i processi di digitalizzazione, avendo in questi mesi gli strumenti digitali espresso tutto il loro potenziale su varie tipologie di servizi. Anche l’elettrificazione della mobilità ha guadagnato terreno a seguito dell’emergenza sanitaria, grazie a un’accresciuta sensibilità verso i temi della sostenibilità e, soprattutto, alle misure di sostegno alla domanda in questo segmento, che ha mostrato un andamento delle vendite in controtendenza. Più svantaggiato e controverso, invece, l’impatto sullo sviluppo della sharing mobility – penalizzata dalle esigenze di distanziamento sociale - e del veicolo autonomo, che ha visto frenare la sperimentazione e gli investimenti in ricerca e sviluppo. Il cambiamento tecnologico, spinto in particolare da elettrificazione e digitalizzazione dei veicoli, apre opportunità di mercato per la filiera della componentistica italiana a condizione che ciascuna azienda realizzi un'agenda per la trasformazione. Ai fornitori di riferimento nei moduli prodotto tradizionali, il compito di conquistare un peso ancora più forte nei confronti delle case auto, con soluzioni a maggiore valore aggiunto e gestendo la transizione dai prodotti puri meccanici a quelli intelligenti".  
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